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Posts Tagged ‘oblio’


Ricordo bene: lo avevo capito.

I pensieri si erano finalmente inanellati in fluida cogenza. Il ragionamento si era dipanato sviluppandosi in tutti i suoi precisi minuziosi passaggi. In nitida evidenza passo passo, snodo dopo snodo, i nodi aporetici, uno ad uno, li avevo sciolti, in perfetta sequenza. L’enigma decifrato aveva lasciato approdo alla conclusione. Il vero, finalmente illuminato, era lì: evidente. Un unico nesso includente premesse e  conclusione, nell’articolata necessaria struttura di un pensiero vero, si era saldato e disposto.

Avevo finalmente capito (il teorema, una situazione, il senso di un gesto o una frase, l’essenza di una persona…: una verità, insomma)

***

Lo avevo capito.

Ma ora – qui ora su due piedi – ricordo solo che lo avevo capito. Qui ora – se cerco su due piedi di rammemorarlo o se tu me ne chiedi resoconto e ragione – cosa avevo capito me lo sono scordato.

Al più ne ricordo la conclusione, la tesi raggiunta quale punto d’arrivo. Ma può essere che pure quello, così su due piedi, a volte mi sfugga. Ricordo che ne ero certo, ma non ricordo esattamente di cosa.

Più spesso non ricordo il decorso di tutti i passaggi, tutti gli esatti particolari, nelle precisa figura che avevo compreso. Non ricordo bene i perché della conclusione di cui – lo ricordo – avevo certezza. In fondo ne sono ancora certo, ma non ricordo il perché.

Ne avevo, cartesianamente, l’evidenza dell’idea chiara e distinta. Tenevo in pugno il vero. Ma se ora lo scordo, non lo tengo più. Ci devo di nuovo pensare. Quanto compreso sfugge. Lo devo di nuovo pensare. La tela che avevo tessuto si disfa, e la devo ritessere ogni volta di nuovo….

 ***

Cerco di ricordarmi quel volto, quel gesto.

Ma in realtà il ricordo è sbiadito. I particolari mi sfuggono e, più ci penso – senza troppi dettagli che ora non ricordo, ma che gli davano vita – quel sorriso, quel certo modo di guardare, la mia mente non li sa in realtà più immaginare. Quelle certe fattezze che cerco di far tornare alla mente – fattezze che solo esse avevano quella insostituibile pregnanza di senso cui rimandavano– me ne accorgo, nella loro precisa configurazione le ho dimenticate….

Cerco di ricordarmi quella voce. Unica. Differente da tutte le altre.

Ma ora non ne ricordo più il timbro esatto. Né la cadenza e inflessioni. So che era inconfondibile. So che anche il suono in cui consisteva era corpo di chi mi parlava (e interessava). Non riesco però a ricordarla. Anch’essa è scordata….. (altro…)

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eIl protagonista del film “Memento” (lungometraggio uscito nel 2000, tra l’altro opera prima di Cristopher Nolan) è affetto da un disturbo alla memoria che gli impedisce di avere ricordi relativi alle sue esperienze successive un misterioso evento traumatico da lui vissuto in un imprecisato, seppur non troppo lontano, passato.

Il personaggio dispone della sua memoria a breve termine e di quella procedurale, ha ricordi del suo passato lontano, ma un’amnesia copre un buon tratto della sua vita recente. Da un certo punto della sua vita in poi tutto quanto gli capita viene via via cancellato dalla sua mente. Perciò ogni attimo della sua vita è per lui come l’uscire da un pozzo in cui appena prima era immerso, come il fuoriuscire improvviso, ad ogni istante, in un ambiente e in una situazione di cui non ri-conosce mai, dovunque gli capiti essere, i  contorni precisi. Perciò Leonard Shelby (questo il nome dello smemorato protagonista della storia del film) è del tutto spaesato, calato in una situazione inquietante e drammatica in cui è evidentemente coinvolto, ma il cui significato e la cui forma gli sfuggono. Privo, senza memoria, di punti di riferimento e ancoraggi precisi è  inoltre fragile ed esposto alla manipolazione altrui.

Per fronteggiare in qualche modo la situazione in cui si trova gettato, Leonard scrive, dovunque può, messaggi a sé stesso, in cui cerca di trasmettere a sé memoria di quanto gli accade e di quanto gli si rivela essere, per qualche motivo, importante. Scrive dovunque ritenga di poter poi casualmente, in seguito, rinvenire i messaggi. Scrive su pezzi di carta che colloca in luoghi strategici, oppure scrive sugli specchi in cui sa che si guarderà. Oppure si scatta delle fotografie, contenenti anch’esse indicazioni e messaggi, che poi lascia in luoghi che sa dovrà frequentare. Si incide, infine, allo stesso fine, tatuaggi sul corpo, diventando così egli stesso, nella sua carne, la superficie di iscrizione del proprio passato: egli stesso memoria letteralmente incarnata, depositata e dispiegata nei segni incisi nello spazio (il corpo) in cui il sé si delimita e raccoglie.

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