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Archive for the ‘1’ Category

Jan Vermeer, Donna che versa il latte

 

Nulla di più deprimente di un’attesa alla quale risponde il vuoto di un viale.
– G. Bataille, Diario febbraio-agosto 1944.

Quelle che seguono sono riflessioni sparse, legate tra loro unicamente dal fatto di essere state pensate nelle settimane passate nell’isolamento forzato in cui un po’ tutti ci troviamo. Si presentano come impressioni personali, e non potrebbe essere altrimenti, poiché tutto ciò che parla di una situazione nella quale si è immersi, che ci accade attorno ed è ancora in divenire, non può che essere ancora solamente un’impressione, una maniera assai personale di rappresentarsi le cose, una animadversio, come dicevano molto acconciamente i latini. Allo stesso tempo, però, in queste riflessioni può trovarsi qualcosa di più azzeccato di quanto non sembri di primo acchitto, e ciò, se non altro, perché un insieme di circostanze esteriori, indipendenti da me, le ha prodotte: a suo modo, è la cosa stessa ad avermi tracciato la strada. Del resto, noi siamo sempre in venerazione quasi cieca di ciò che è intimo, personale, individuale, e non vogliamo mai ammettere che forse i singoli individui, persino nella loro vita interiore, sono più regolari, ripetitivi e simili gli uni agli altri di quanto non si creda. Dunque, può anche darsi che qualcun altro, nel leggere queste modeste osservazioni, ritrovi con piacere sé stesso. C’è anche un altro motivo, tuttavia, che mi spinge a lasciare queste riflessioni in forma così rapsodica e stringata: il frammento nasconde più di quanto non dice, è soprattutto un’arte dell’occultare più che del manifestare, e questa arte del nascondimento è tanto più necessaria quando, in un contesto in cui ci si rivolge direttamente al proprio ideale interlocutore, si rischia di scivolare in un’eccessiva confidenza, in una non richiesta esposizione di ciò che è veramente troppo personale per essere detto – e quindi, in un certo senso, irrilevante. Ciò che viene detto come in un monologo, senza soffermarsi a lungo nel dettaglio, tocca l’argomento senza dovervi trascinare un ascoltatore ormai troppo imbarazzato per cavarne fuori qualcosa di buono. (altro…)

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Il mondo del felice

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“Il mondo del felice è un altro che quello dell’infelice.”

(Wittgenstein, Tractatus Logico-Philosophicus 6.43)

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Tutti – così a prima vista sembra – vogliono essere felici.  Tutti – così per lo meno dicono – preferiscono la felicità alla sua assenza.

Felicità è perciò il desiderato e l’agire – a rigor di logica – quindi dovrebbe sempre tendervi. Per questo, pur nei molti differenti modi ad ognuno di noi più congruenti, avendola sempre in mira, la dovremmo per lo più  raggiungere.

Ciononostante – così pure sembra – i momenti felici sono invece per lo meno rari ed è assai difficile che qualcuno possa ritenersi e dirsi – se ben considera tutto l’insieme che lo interessa e investe – felice veramente, completamente. Quasi che il desiderato – il sempre in mira – non fosse per davvero tale. Oppure sia in realtà di per sè sfuggente.

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Per quanto rara, la felicità purtuttavia talvolta – che si insinui, dilaghi, irrompa – arriva.

Cercata e desiderata, sfugge; eppure talvolta, magari inaspettata, appare.

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Pitagora – così ci racconta Giamblico nel suo “De vita pythagorica“  – teneva il suo insegnamento ai discepoli, seppure solo a quelli (gli “acusmatici“, che possono solo ascoltare e non intervenire) del più basso iniziale livello di iniziazione alla verità da lui svelata, nascosto dietro una tenda. Ne udivano dunque, gli acusmatici, la voce. Ne intuivano magari la figura, se la tenda non era troppo spessa. Ma di Pitagora non dovevano percepire chiaramente null’altro se non la parola da Pitagora detta.

Nel cerchio di una stanza, da dietro una tenda, dunque – in una scena che delinea l’alba della filosofia – un volto assente, un corpo vago articolano l’approccio ai significati – proposti come sapienziali – dal filo-sofo cercati e dal suo dire indicati e insegnati.

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Si dispone in tal modo uno spazio, per la filosofia inaugurale (è a Pitagora tra l’altro che si deve per primo l’uso del termine philo-sophia ad indicare il sapere da lui cercato). In questo spazio, in cui la sapienza cercata è insegnata, la filosofia e il suo insegnamento prendono una non irrilevante specifica forma.

In questo spazio, un velo (la tenda) è inframezzo tra il dire il vero e il porgervi ascolto.

Da questo inframezzo il sapiente (Pitagora) è nascosto, come dietro una maschera priva di volto.

Da una pura superficie velante, dunque, un chiunque (chi è davvero Pitagora?), al di qua del limite che la maschera circoscrive, fa così trapelare nel suo dire, da un oltre, un gioco di evidenze e apparenze (parole si mostrano, quali apparire o apparenze), rimandi e latenze (in cui parole e sensi consistono).

In questo gioco – in cui peraltro ogni qualsivoglia dire in fondo consiste – si espone e nasconde Pitagora. Si espone e nasconde Pitagora in quanto filosofo.

Si espone e nasconde il docente.

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Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 55.000 volte in 2015. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 20 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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A più di un anno dalla scomparsa di Alessandro Bellan, il sito da lui curato per il Seminario di Teoria Critica dell’Università di Venezia è stato inglobato all’interno dello spazio della Società Italiana di Teoria Critica (www.teoriacritica.org.).

In tal modo il contenuto del sito sui Seminari di teoria Critica di Venezia e i materiali via via ivi inseriti nel corso del tempo da Alessandro, includenti i riferimenti a tutta la sua preziosa produzione teorica, sono recuperati e rinvenibili http://www.teoriacritica.org/seminari-di-teoria-critica—universitagrave-di-venezia-1998-2014.html

Ringraziamo Anna Tamai, moglie di Alessandro, per la sollecita informazione nel merito, che consente a tutti gli amici di Alessandro e agli appassionati ai temi da Alessandro approfonditi di poter continuare ad avere, anche tramite questo nostro spazio, preziosi riferimenti teorici e bibliografici sul suo lavoro, nella speranza che nulla vada disperso.

 

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Che Giovanni Duns Scoto sia un punto fermo nella storia del concetto di libertà è tanto indiscutibile quanto poco riconosciuto: l’interesse per il pensatore francescano è rifiorito solo di recente e, per quanto l’edizione critica dei testi continui in maniera costante, la letteratura sulla sua filosofia resta comunque scarsa e limitata ad alcuni temi-cardine della sua indagine, quali la nuova concezione della metafisica e la mariologia. Tuttavia, coloro che hanno studiato attentamente il suo pensiero non hanno potuto ignorare il suo apporto alla costruzione del concetto di libertà umana, argomento estremamente delicato per la riflessione cristiana: da un lato vi è in gioco la responsabilità degli atti umani, che, se non fossero liberi, non sarebbero passibili di premi e punizioni; dall’altro si cerca di conciliare la libertà dell’uomo con la provvidenza e l’onniscienza divine, senza dimenticare il ruolo del peccato originale, che secondo una certa corrente di pensiero aveva guastato la libertà primigenia, costringendo l’uomo a vivere necessariamente nel peccato sino all’intervento gratuito della grazia.

JohnDunsScotus_-_full (altro…)

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Uno dei punti di partenza più profondi e discussi della filosofia occidentale è il noto frammento del poema sulla natura di Parmenide che recita:

“… Sono infatti la stessa cosa pensare ed essere” (frammento 6 Diels-Kranz)

Le interpretazioni date a questo verso parmenideo sono state le più diverse. Ciò che però a mio avviso si può qui rilevare senza dubbio, prescindendo anche dalle sfumature date dalle varie traduzioni del verbo noéin, è che si afferma qui uno dei caratteri tipici del pensiero greco, il quale vedeva una sostanziale continuità tra l’ambito del pensiero e quello dell’essere, ovvero il fatto che anche il soggetto pensante faccia in qualche modo parte, proprio in quanto pensante, di una totalità, di un orizzonte di realtà. Il pensiero, per i Greci, non è qualcosa di extra-mondano, ma al contrario qualcosa di concretissimo, che rappresenta in qualche modo un’espressione manifesta dell’essere del mondo. Senz’altro anche per i filosofi greci l’uomo è capace di distinguere sé dal resto degli oggetti in quanto il suo pensiero è capace di autoriferimento. Ma è una distinzione che viene riassorbita in un superiore piano di realtà oggettiva e mondana. La celebre dottrina delle idee di Platone, ad esempio, non intende instaurare un dualismo nel quale le idee siano unarticolofoto1 principio trascendente nascosto chissà dove, ma piuttosto vuole fare delle idee il fondamento più autentico del mondo, ciò che rende il mondo che noi percepiamo quello che è. La sua filosofia esprime la convinzione tipicamente greca che la realtà sia governata da un principio ordinatore che ne costituisce il fulcro e che rende la materia disordinata, il chaos, un mondo strutturato, un kosmòs. (altro…)

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Analisi del 2014

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2014 per questo blog.

Ecco un estratto:

La sala concerti del teatro dell’opera di Sydney contiene 2.700 spettatori. Questo blog è stato visitato circa 40.000 volte in 2014. Se fosse un concerto al teatro dell’opera di Sydney, servirebbero circa 15 spettacoli con tutto esaurito per permettere a così tante persone di vederlo.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

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Perchè ancora filosofia

Dopo la morte di Alessandro Bellan – caro amico di molti di coloro che hanno contribuito all’esistenza di questo blog, nonchè suo ideatore e co-amministratore – “Prismi-Pensieri Filosofici” non può certo continuare semplicemente come se nulla fosse stato. Perciò gli interventi su questo spazio si sono spontaneamente e doverosamente quindi immediatamente interrotti, ad eccezione di quelli di coloro che hanno voluto e ritenuto di contribuire in qualche modo a un ricordo dell’amico.

Gli intenti tuttavia che animavano anche Alessandro quando a suo tempo concepì questa iniziativa erano e restano gli stessi: creare uno spazio ove chiunque volesse, e avesse interesse per tematiche filosofiche, potesse liberamente partecipare a una produzione di idee, possibilmente di buon livello, per metterle, anche generosamente, a disposizione di chiunque voglia trovare spunti di riflessione, o voglia contribuire a un dibattito spassionato e meditato sulle stesse. Grazie a questo spazio aperto, nel corso di anni molte prospettive (innanzitutto quelle di chi ha voluto dare il suo contributo a blog) si sono qui incrociate, sovrapposte, giustapposte. Talvolta intrecciate. In totale assenza di eventuali possibili vantaggi economici, accademici o di qualsiasi altro tipo da parte di chiunque qui scriva e abbia scritto. Ma dunque anche nella libertà consentita proprio dall’assenza di qualsiasi vincolo di tipo economico, accademico o altro.

Alessandro ben sapeva, come sa ciascuno di noi, che le parole si seminano. Ogni vero intellettuale, come Alessandro Bellan era, lo sa. Lo sa ancor più forse ogni insegnante, come Alessandro era e come sono molti di noi.

Le parole vanno. Talvolta si depositano. I pensieri e le emozioni che esse veicolano, poco o tanto, incidono così nei mondi e le menti che incontrano. Ma nessuno è davvero padrone di poter disporre del dove i semi in esse racchiusi cadano. Nè del come vadano a fare mondo. Nemmeno siamo padroni del quando esse possano arrivare a dire qualcosa a qualcuno.

Specie quando sono scritte, come in questo spazio, nulla osta però, proprio perciò, possano parlare e dire anche ben al di là di dove il nostro raggio d’esperienza possibile giunge. E anche al di là, quindi, dei limiti temporali che inevitabilmente circoscrivono le nostre vite. Qui dunque anche Alessandro continua a parlare e perciò il blog continua a restare a disposizione, finchè sarà tecnicamente possibile, per ciascuno voglia ad esso contribuire.

Non è cosa scontata, perchè ogni cosa ha un termine. Ma l’invito a coltivare filosofia resta intatto. E nei termini in cui era stato rivolto, nella presentazione di apertura del blog nel 2008 e quindi con le parole cui Alessandro Bellan aveva in gran parte contribuito, nello stendere l’intervento iniziale:

“Perchè ancora filosofia

Prismi – Pensieri filosofici è un blog di riflessione filosofica creato da Alessandro Bellan, Giuseppe Manildo e Paolo Masini.

Tutti e tre sono insegnanti di filosofia (e altre materie…).

Tutti e tre sono accomunati dalla passione per la filosofia, il pensiero, la discussione.

Tutti e tre invitano chiunque entri in contatto con il blog a confrontarsi con le tematiche che vi si affrontano e a pensarlo come uno spazio “prismaticamente” aperto al confronto e al dialogo.

Anche solo con uno spunto, uno squarcio, uno scorcio nel bel mezzo delle incongruità quotidiane.

Come dice Italo Calvino: “Alle volte mi basta uno scorcio che s’apre nel bel mezzo d’un paesaggio incongruo, un affiorare di luci nella nebbia, il dialogo di due passanti che s’incontrano nel viavai, per pensare che partendo di li metterò assieme pezzo a pezzo la città perfetta, fatta di frammenti mescolati col resto, d’istanti separati da intervalli, di segnali che uno manda e non sa chi li raccoglie”.

Prismi, dunque, per imprigionare il colore dell’estrema lontananza, i frammenti dispersi di esistenza, i segnali che talora qualcuno manda e nessuno raccoglie.

Buon viaggio a tutti coloro che vorranno contribuire a far affiorare qualche luce nella nebbia del presente”

Con l’auspicio ora, inoltre, che si continuino a trattare (a privilegiare) anche le tematiche che ad Alessandro erano soprattutto care.

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Alessandro Bellan

BELLAN1 Alessandro Bellan ci ha lasciati.

La sua morte, seppure – come anche lui ben sapeva – rientrasse tra i possibili esiti della sua malattia, ci trova impreparati e persino sorpresi ed increduli. Ci lascia più soli, privati innanzitutto di un amico; ci consegna a un mondo impoverito.

Alessandro merita qui almeno un ricordo, anche se le parole adatte sono difficili da trovare. Alessandro stesso però non si tirava mai indietro di fronte a difficoltà di questo tipo, perchè dava alle parole importanza e riconosceva la necessità che esse sempre accompagnassero l’esistenza, compreso il suo inevitabile termine, degli uomini. E la accompagnassero anche nello spazio pubblico, di cui anche questo blog in fondo fa parte.

Blog che peraltro non sarebbe neanche mai esistito senza Alessandro. Lui infatti ne ha concepita l’idea, lui ha coinvolto coloro che hanno sin dall’inizio aderito alla sua proposta di dar vita a questo luogo di riflessione comune e incontro di idee, lui lo ha materialmente e tecnicamente aperto e tenuto sempre funzionante. I suoi preziosi, sempre interessanti e acuti, contributi ne hanno via via poi alimentata l’esistenza e non sono mai venuti, nel corso del tempo e fino all’ultimo, a mancare.

Ma certo non è solo a questo piccolo spazio che Alessandro ha dato il suo prezioso contributo. Il suo lavoro di fine intellettuale e ricercatore rigoroso ha prodotto molto altro e direi ben altro. Alessandro ha scritto libri, articoli; ha curato pubblicazioni, corsi e seminari universitari (www.teoriacritica.it/bios/bio_ab.html ). Ha studiato anche in Germania. Ha contribuito a tenere viva e a sviluppare la tradizione della teoria critica di ispirazione francofortese, promuovendo e organizzando, ormai da anni, il Seminario di Teoria Critica di Venezia (www.teoriacritica.it ). Ha studiato a fondo, tra gli altri, Hegel, Horkheimer, forse soprattutto Adorno, sul pensiero dei quali ha scritto cose importanti. Docente per anni di Filosofia e Scienze Umane alle scuole superiori, insegnava ora all’Università, presso il Dipartimento di Filosofia dell’Università di Venezia.

Alessandro era cioè colto, molto intelligente e molto preparato.

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