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Archive for the ‘Filosofia e storia’ Category

“Bisogna avere un caos dentro di sè

per partorire una stella danzante

(Friedrich Nietzsche)

                                                                                                                                                    

Ogni evento è un nodo, entro un contesto fluente. Ogni evento cioè accade in sfondi, in campi di forze, secondo sviluppi sequenze intervalli e cesure. Il fluire del tutto è in tal modo articolato e scandito. Scandito in punti d’avvio e conclusioni, pause, attese e irruzioni, arrivi e partenze: ritmi.

Più o meno lentamente o velocemente, più o meno accelerati o dilatati, sospesi o frenetici, variano quindi gli spettacoli che ci avvincono o tediano. Nel mutare di timbri e atmosfere, tutto in tal modo pulsa. Ritmicamente.

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I cicli celesti e delle stagioni, il ciclo delle età della vita, il ciclo solare nell’arco del giorno, il ciclo lunare (e il ciclo mestruale), il ciclo della fame e la sete, il ciclo del desiderio sono stati ben presto notati e attentamente osservati dagli uomini dei tempi preistorici e prefilosofici. Ma anche le vicende storiche, le società, la politica, l’economia, la stessa storia del pensiero evidenziano ritmi.

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Nell’apertura si dispone perciò lo spettacolo, in cui si dispiegano movenze secondo cui lo spazio danza.

Un ritmo batte il suo tempo e le sue variazioni di tempi. Dispiega in tal modo, e suggella, nelo squadernarsi degli attimi le forme che appaiono e variano. Tra le pieghe delle differenze tra gli ambiti in cui il ritmo scandisce i suoi tempi, si può intravedere una legge, si possono decifrare le logiche

Il consumo

L’esistenza si regge sul dispendio di energie e la loro ricostituzione costante. Cicli biologici inducono perciò a un interagire col mondo volto al consumo, nell’assimilazione di oggetti che – focalizzati, avvicinati, afferrati, trasformati, frantumati, distrutti, negati – infine sono perciò col Sè fusi, in esso inglobati.

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Nella mentalità comune e diffusa dei nostri tempi si è soliti dipingere la libertà come un qualcosa di positivo, come una delle grandi conquiste della evoluzione socio-politica iniziata nel secolo XVIII e culminata nelle grandi lotte per i diritti del novecento. TotaleFreiheitLa libertà, sia individuale che collettiva, è considerata oramai come qualcosa di acquisito, come un tratto fondamentale e inalienabile della nostra civiltà. Ogni volta che sentiamo parlare di atti o eventi lesivi della libertà, siamo subito inclini a vedere in ciò la tirannia, la costrizione, l’umiliazione della più basilare dignità umana. Eppure, per chi vi rifletta sopra, il concetto di libertà è assai ambiguo e la sua realizzazione concreta difficilmente connotabile, spesso palesemente problematica. Tutti noi, per averlo letto sui libri di scuola, o per averne sentito parlare, conosciamo eventi come la Rivoluzione d’Ottobre o la Rivoluzione francese, momenti in cui la sublime aspirazione alla libertà e all’indipendenza portò ad un terribile bagno di sangue. Ma senza scomodare accadimenti così vasti e, per la verità, a noi lontani cronologicamente, potremmo anche solo ricordare l’acceso dibattito che ha animato gli Stati Uniti sul problema della conciliazione libertà-sicurezza, suscitato dalla promulgazione del controverso Patriot Act nel 2001, poco dopo il crollo delle Torri Gemelle. La libertà pur essendo qualcosa che, per noi, appartiene eminentemente all’uomo razionale, ha in sè qualcosa di irrefrenabile e di indeterminato, una sorta di pulsione negativa e insofferente di ogni norma, che sembra talvolta opporsi alla ragione stessa, la quale invece vive nella determinazione, nella certezza, nella norma, nella legge. (altro…)

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untitled4Il nostro tempo è tempo dell’oblio, sempre più marcato sempre più evidente, della memoria storica.

Non è cosa del tutto nuova sotto il sole: masse umane, nei secoli e nelle epoche del mondo, sono vissute prive di qualsiasi nozione storica, che non fosse forse depositata, in veste miticamente deformata (e quindi non storica), in narrazioni tramandate. Ma oggi la situazione è ben altra, nuova e diversa: la memoria storica (storiograficamente, e dunque in qualche modo scientificamente, elaborata) è disponibile in linea di principio per chiunque. Eppure le masse la storia per lo più non la conoscono. La memoria storica è perciò per lo più obliata: in questo senso essa è rifiutata. Nessuna tradizione condivisa autorevolmente tramandata peraltro supplisce più ad essa. La memoria storica perciò è bussola assente.

Bussola di cui peraltro nemmeno più si sente la mancanza. Assenza che non sembra alimentare alcuna nostalgia. L’oblio della memoria sembra sia cioè anch’esso obliato.

Come forse è naturale sia se, intrecciata a tale oblio della memoria storica ad esso pure si somma, peraltro pure suffragata da ben reali motivi, una sostanziale chiusura dello spazio in cui si delinea il futuro. Per cui l’oblio della memoria storica, in tal modo, si incunea in uno spazio esistenziale asfittico, appiattito in un angusto presente, perciò incapace di percepire assenze.

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