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Archive for the ‘comunicazione’ Category

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Lo sguardo di altri ci può seguire sempre e ovunque.

Che un tale sguardo ci stia davvero guardando o meno, noi comunque siamo sempre esposti. Mai possiamo infatti escludere che uno sguardo (magari di un dio o di chi altro, nascosto o a sua volta esposto) ci stia osservando (oppur spiando). Mai possiamo davvero escludere, assolutamente, che qualcuno lo stia facendo (se chi mi osserva può, come è possibile, farlo senza essere visto, nulla mai esclude qualcuno lo stia facendo, in qualche modo, ora).

Questa evidenza dell’essere noi sempre esposti ci costituisce a fondo. Talmente a fondo che è in questo mio essere esposto ad uno sguardo di un altrui soggetto che, letteralmente, prendo corpo. Per il mio sentirmi visto, percepisco cioè che ho spazialità, spessore. E’ per questo che sono esposto e, in quanto esposto, sempre vulnerabile e perciò in pericolo.

Nello sguardo altrui la mia trascendenza, che è il mio riparo da cui dispongo il mondo, viene così trascesa. L’apparizione dell’altro che mi guarda fa apparire nella situazione un aspetto che non controllo e questo aspetto è me.

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Anche quando – in una relazione tra due persone – una delle due si isola, si allontana o tace (non cerca quindi né vuole più contatto) comunicazione tra i due comunque c’è.

Non si può infatti non comunicare. Chiunque sia in un qualsiasi ambito spaziotemporale con un altro con cui abbia avuto un qualsivoglia incontro che ponga relazione, ha dato infatti avvio con ciò a una storia. Un flusso di informazioni ed interazioni cognitive ed emotive è stato aperto e in questo flusso anche i silenzi e le pause (dovute magari alla normale punteggiatura o evoluzione di un rapporto, oppure a ostilità o a disattenzione, o a che altro) hanno il loro senso.

Anche se non si emette nulla, anche se non si sta scambiando nulla, si sta comunicando. Anche l’assenza di comunicazione tra due poli di una relazione è infatti un ben determinato comportamento che, in quanto tale – nell’essere esposto e perciò decodificato – comunica anch’esso sempre qualcosa (talvolta in modo persino molto più esplicito, sincero e chiaro delle parole).

La relazione in cui la comunicazione ha luogo ha una sintassi, ha un ritmo. Ha una storia e in essa l’assenza di flusso comunicativo ha un senso: il senso che può avere un silenzio o il senso che ha una pausa. Oppure il senso che ha per qualche motivo una distanza, una cesura, un termine.

Si comunica quindi sempre e comunque. Si comunica quando comunicazione c’è. Ma anche quando la comunicazione langue o manca.

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