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Posts Tagged ‘valore’

Non è chiaro in quale data precisa Wittgenstein abbia effettivamente tenuta quella che noi oggi conosciamo come la sua “Conferenza sull’etica”, né conosciamo le modalità in cui si svolse effettivamente tale prolusione (nonché i motivi che indussero Wittgenstein a tenerla). Di sicuro c’è forse soltanto che fu tenuta tra il settembre del 1929 e il dicembre del 1930 a Cambridge davanti ai componenti di un’associazione denominata “The Heretics”.

Di essa però possediamo il testo preciso e attendibile (tra l’altro ne abbiamo due redazioni sostanzialmente coincidenti nei contenuti e differenti tra loro soltanto per alcune varianti stilistiche, dovute probabilmente al fatto che la prima stesura di appunti predisposti da Wittgenstein in una specie di canovaccio è stata probabilmente poi revisionata da qualcuno – è possibile uno studente – soprattutto calibrandone lo stile in lingua inglese). I contenuti esposti in essa sono quindi certamente sostanzialmente corrispondenti a quanto Wittgenstein allora disse, ma l’interesse che il testo presenta non si limita solo nell’essere documento relativo a Wittgenstein. I contenuti esposti sono infatti decisivi per meglio configurare la linea di sviluppo della teoresi wittgensteiniana nella demarcazione tra il primo e il secondo Wittgenstein. Ma anche a prescindere da tale questione – peraltro importante per gli studi wittgensteiniani – il testo è preziosissimo per le cose specifiche che Wittgenstein  ci dice intorno all’etica, e per il modo in cui le dice.

Conoscendo le tesi da Wittgenstein esposte nel suo Tractatus Logico-Philosophicus è già  peraltro in fondo quasi sbalorditivo semplicemente il fatto che di etica Wittgenstein, per di più pubblicamente, in una conferenza, parli. Lo stesso Wittgenstein che aveva sentenziato che “è chiaro che l’etica non può formularsi” (Tractatus 6.421)” e “né, quindi, vi possono essere proposizioni dell’etica” (Tractatus 6.42), per cui dunque l’etica aveva chiaramente inteso escludere dall’ambito del discorso sensato e praticabile.

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Siamo tutti abituati a sentir parlare di “valori”, “crisi dei valori”, “valori spirituali” e, soprattutto, del “valore della vita”. In Italia c’è persino un partito che si richiama esplicitamente  ai “valori” come criterio fondante delle proprie scelte politiche: nel suo statuto si può leggere che tale formazione politica intende integrare “i tradizionali valori di libertà, uguaglianza, legalità e giustizia con i valori nuovi del nostro tempo: pari opportunità, sviluppo sostenibile, autogoverno, solidarietà e sussidiarietà, responsabilità, iniziativa, partecipazione ed europeismo, nel quadro di un sempre più avanzato federalismo europeo” (Statuto nazionale dell’Italia dei Valori, art. 2).

Ma che cosa sia un “valore” qui, come altrove, non viene chiarito – né si spiega la differenza tra “valore” e “principio”. Perché allora la nostra Costituzione parla di “principi” e non di “valori”? E perché in Germania questa differenza ha scatenato un dibattito che dura ancor oggi? Questione di lana caprina o questione sostanziale? A me pare che il problema sia innanzitutto filosofico, e lo sottopongo ai lettori di Prismi, invitandoli a intervenire su questo tema, a mio avviso di centrale importanza. Per cercare di impostare correttamente il problema e orientarsi fra principi, norme e valori, mi baso provvisoriamente su un testo la cui chiarezza forse ci può aiutare in tale non facile impresa. Si tratta di una conferenza, risalente al 1959, La tirannia dei valori (Die Tyrannei der Werte) di Carl Schmitt, il celeberrimo filosofo del diritto tedesco autore di Teologia politica (1922), Categorie del politico (1932) e di Il Nomos della terra (1950). In italiano il testo è disponibile nella collana “Biblioteca minima” di Adelphi (n. 27, € 5,50). Rimando alla postfazione del compianto Franco Volpi non solo per le necessarie informazioni sul dibattito giuridico a partire dal quale Schmitt elaborò questo scritto, ma anche per un inquadramento più ampio della storia del concetto di “valore”, impossibile in questa sede.

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