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Posts Tagged ‘sacrificio’

Signore, non credo, non credo.

eppure sono qui

davanti inginocchiato

Ah se sapessi

mi piacciono le contraddizioni

per poter restare me stesso

Sono uno stupido

non occorre che te lo dica

il meno riuscito

dei tuoi figli

Sono brutto sono fallito

eppure non ho niente da chiederti,

non voglio miracoli per me

mi accontento che il sole

mi dica buongiorno.

Signore, non sono qui per fare la ruota come un pavone

ma neanche per battermi il petto

domandando perdono.

Io sono solo un bambino

che piange e arranca a fatica:

Io muoio su una croce diversa

mordendo i chiodi

e spingendo i piedi

verso il basso per sentire

l’erba che cresce.

FEDERICO TAVAN (1949-2013)

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Qualche mese fa, M.M., un degno studente della nostra scuola, in occasione di una verifica su Cartesio, dopo avermi spiegato a grandi linee la famosa prova ontologica dell’esistenza di Dio, ne contesta la fondatezza sostenendo che, sofisma per sofisma, con lo stesso sistema si può provare che Dio non esiste. Così argomenta (riporto a memoria): Dio è l’essere perfettissimo, da cui deriva per creazione o emanazione ogni altra realtà a lui inferiore. Tanto più perfetto è un atto quanto meno necessita di mezzi e condizioni particolari: come è miglior corridore chi facesse i cento metri in 10 secondi netti con una gamba sola di chi li fa con due, così quanti più handicap avrà un creatore, tanto migliore sarà. In quanto perfettissimo, dunque, Dio sarà quel creatore dotato di una somma di handicap di cui non si possa pensare una maggiore, compreso l’handicap della non esistenza. Ergo Dio non esiste.

Lo studente mi ha detto di aver trovato questa prova in un sito di atei ed agnostici, ma non sono riuscito a ritrovarla e non mi pronuncio perciò sulla correttezza formale della prova stessa.

Nondimeno essa mi pare di grande interesse perché, più che porre fuori questione l’esistenza di Dio, tematizza in esso l’inscindibile compenetrarsi di potenza ed impotenza, essere e nulla, identità e non identità e costringe a spostare la questione dall’esistenza all’essenza: non tanto sull’essenza di Dio, ma su Dio in quanto essenza. Se Dio è l’essenza, cioè il fondamento della realtà, il creatore inteso come condizione di possibilità della realtà stessa, egli non è trascendente, ma – in senso kantiano – trascendentale, quindi propriamente non è reale. Tutto ciò, a dispetto di certi pregiudizi, non è una novità: a partire dalla teologia paolina della kenosis (dello svuotamento), si è faticosamente fatta strada l’idea che il messaggio cristiano sia di fatto un’apocalissi atea: se da sempre l’uomo ha potuto esistere e concepirsi come tale solo in rapporto alla alterità radicale del sacro, l’Incarnazione ci mette di fronte alla falsità di tale separazione, mostrando in Cristo “vero Dio e vero Uomo” (Concilio di Calcedonia 451) l’identità di uomo e Dio e denunciando la falsità tanto di Dio che dell’uomo, fintanto che vengano concepiti nella loro differenza.

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