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Posts Tagged ‘principio di non contraddizione’

Il prof. Luigi Vero Tarca, dando in tal modo seguito al dialogo avviato e in merito a questioni specifiche a suo tempo sollevate (cfr. https://prismi.wordpress.com/2020/08/10/9931/) mi ha fatto pervenire questa sua risposta, molto interessante e sotto molti aspetti chiarificatrice.

Lo spessore teorico delle sue considerazioni e le questioni filosofiche affrontate meritano, di per sé stesse e a prescindere dunque dal loro essere risposta a dubbi o domande, di essere attentamente considerate.

Le propongo dunque, qui pubblicandole e nell’intenzione di non lasciare le riflessioni circoscritte a uno scambio solamente “epistolare” interpersonale, alla dovuta attenzione

Paolo Masini

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RISPOSTA A PAOLO MASINI

5 OTTOBRE 2020

Grazie per le questioni che mi poni, le quali mi consentono di chiarire alcuni importanti aspetti della mia filosofia.

QUESTIONE N. 1

SULLA INTRASCENDIBILITA’ DEL NEGATIVO

All’inizio tu dici:

“Se “negativo” è un universale (per cui quindi sono “negativo” sia negato che negante) di cui ogni ente (in quanto non è un altro) è un’individuazione e se tale universale concreto, cioè tale da includere non solo formalmente (senza residui quindi) tutte le sue individuazioni, il dominio del negativo mi sembra dovrebbe essere inscalfibile.”.

Questo passo è un ragionamento che consta di tre momenti (che potremmo interpretare come due premesse e una conclusione): 1) “negativo” è un universale; 2) ogni ente è una individuazione di tale universale; 3) quindi il dominio del negativo è inscalfibile.

La conclusione sembra contraddire frontalmente la mia prospettiva filosofica, la quale parla del puro positivo, cioè del positivo puramente differente da ogni negativo e quindi in qualche modo svincolato dal negativo.

Articolo la risposta in due momenti: A) La risposta alla tua osservazione, divisa a sua volta in tre passi; seguita da B) Un paio di approfondimenti relativi alla nozione di negativo.

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“…per la contradizion che nol consente.

Oh me dolente! come mi riscossi

quando mi prese dicendomi:

«Forse tu non pensavi ch’io loico fossi!».

(Dante, Divina Commedia, Inferno, XXVII,120-123)

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Scrive Romano Madera in “Il nudo piacere di vivere”, circa la contraddizione: “Secondo un’interpretazione possibile del principio di non contraddizione, qualsiasi proposizione contraddittoria potrebbe essere sciolta, mostrando che la contraddittorietà dipende dall’assumere che sia detta nello stesso tempo e sotto il medesimo rispetto. Se si approfondisce la storia di vita, si può sempre trovare la differenza significativa, per la quale affermazioni reciprocamente contraddittorie si possono comporre in una comprensione che ne sappia ascoltare i diversi tagli costruttivi. In linea di principio sarebbe così possibile dare ragione di tutte le affermazioni, proprio perché se ne radicalizza la circostanzialità e se ne rispetta, come realtà propria e differenziante, l’individualità. Al tempo stesso, e proprio per questo, solo la verità tutta intera può mostrare la verità di ogni affermazione parziale, in primo luogo perché circostanza di ogni affermazione è quella di partecipare al discorso, alla cultura, alla storia. Infine, alla totalità dell’essere”

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 La questione del principio di non contraddizione (la sua forma, il suo valore…) è certamente fondamentale e decisiva per la filosofia.

Sarebbe (è) molto interessante disquisirne con rigore logico e profondità adeguate, ma qui voglio solo proporre una più modesta riflessione  in relazione alla citazione da Madera (senza  quindi – anche per non appesantire troppo il discorso – esplicitare eccessiva, ma magari invece dovuta, precisione logica, o meglio senza produrre sempre tutte le dovute precisazioni logiche). 

L’idea di Madera tuttavia mi sembra degna di un tentativo di approfondimento, anche per il suo avere a che fare con la convinzione che la contraddizione abbia portata tale da produrre anche  turbamento nella vita effettiva di ognuno e che sia esigenza etica il superarla per realizzare la coesistenza dei diversi, che la contraddizione rende invece impossibile. Connettendo poi questo piano sostanzialmente etico con quello più squisitamente logico (come è corretto e indispensabile fare) la questione della contraddizione assume ulteriori importanza e delicatezza se, tra l’altro, come insegna la logica, per la legge di (Pseudo)Scoto “ex falso quodlibet” (laddove il falso sarebbe la contemporanea affermazione dei contraddittori), cioè dalla contraddizione (il falso) si può ricavare qualsiasi tesi. 

Laddove c’è contraddizione dunque si può conseguentemente dire e fare qualsiasi cosa, in quanto qualsiasi  conclusione è correttamente deducibile da una contraddizione (producendo tra l’altro una situazione, come dicono i logici, di “banalizzazione di ogni sistema inconsistente”).

La citazione da Madera mi pare perciò interessante nel senso che consente di proporre una indicazione per una modalità concreta, etico-pratica, di superamento delle situazioni in cui si dà contraddizione nella vita; ossia delle situazioni in cui si evidenzia  incoerenza in sè stessi o si stagliano punti di vista in opposizione circa la stessa questione, con tutte le conseguenze che ciò comporta quando si impone una scelta, o quando un rapporto (contraddittoriamente confliggente) non è eludibile.

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