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Posts Tagged ‘primo maggio’

Di fatto il regno della libertà comincia soltanto là dove cessa
il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna:
si trova quindi per sua natura oltre la sfera della produzione
materiale vera e propria. (…) Al di là di esso comincia lo sviluppo
delle capacità umane, che è fine a se stesso, il vero regno della libertà

Karl Marx, Il Capitale, Libro Terzo, cap. 48

«La caratteristica essenziale del lavoro – quello che noi “abbiamo”, “cerchiamo”, “offriamo” – è di essere un’attività che si svolge nella sfera pubblica, un’attività richiesta, definita e riconosciuta utile da altri che, per questo, la retribuiscono. È attraverso il lavoro remunerato (e in particolare il lavoro salariato) che noi apparteniamo alla sfera pubblica, acquisiamo un’esistenza e un’identità sociale (vale a dire una “professione”), siamo inseriti in una rete di relazioni e di scambi in cui ci misuriamo con gli altri e ci vediamo conferiti diritti su di loro in cambio di doveri verso di loro. Proprio perché il lavoro socialmente remunerato e determinato è il fattore di socializzazione di gran lunga più importante – anche per coloro che lo cercano, vi si preparano o ne sono privi – la società industriale si considera come una “società di lavoratori” e, in quanto tale, si distingue da tutte quelle che l’hanno preceduta…»

«Qualsiasi appropriazione esige “lavoro” (nel senso di ergon, di spesa di energia) e tempo, compresa l’appropriazione del mio stesso corpo. Il lavoro per sé è fondamentalmente ciò che noi dobbiamo fare per prendere possesso di noi stessi e di quella organizzazione degli oggetti che, prolungandoci e riflettendoci come esistenza corporea, costituisce la nostra nicchia all’interno del mondo sensibile: la nostra sfera privata.

Il problema che devono risolvere le società in cui il tempo cessa di essere raro, è dunque all’opposto del modello della “casa elettronica” e del trasferimento a servizi professionalizzati di tutto il lavoro per sé. Si tratta al contrario, di riallargare il campo del lavoro per sé, in virtù del quale le persone appartengono a se stesse, si appartengono reciprocamente nella loro comunità o famiglia, e ciascuno si radica nella materialità sensibile del mondo e ha questo mondo in comune con gli altri».

André Gorz, Metamorfosi del lavoro. Critica della ragione economica [Paris 1988], tr. it. Torino 1992

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