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Posts Tagged ‘montaggio’

Il laboratorio mentale e vitale di Pasolini può essere paragonato a quello di un alchimista, la sua vita a nozze chimiche rovesciate, in cui la Sposa è l’Abiezione, quasi che il biasimo e la riprovazione gli fossero necessarie per completare l’opus. Il passaggio fondamentale della ricerca pasoliniana sembra infatti essere, per usare la terminologia alchemica, quello della nigredo, l’Opera al nero, ovvero il momento in cui gli elementi subiscono il processo di putrefazione. Ma l’albedo, l’Opera al bianco, non si intravede: gli elementi subiscono l’alterazione e la corruzione per l’eccesso di una vitalità e di un ardore quasi mistico, privo tuttavia di qualsiasi prospettiva escatologica di redenzione. Il transito terrestre di Pasolini appare perciò dominato interamente dalla prefigurazione della morte, dal processo degenerativo di tutto ciò che è impuro. Nel Frammento alla morte si legge: «Sono nel rogo, gioco la carta del fuoco». E il rogo, l’Athanor di Pasolini si chiama poesia. Poesia è il fuoco catartico, la dimensione in cui, secreta dai canali dell’anima, l’impurezza (nominata sin dall’incipit delle Ceneri di Gramsci) affiora alla superficie della lingua. A questo livello il tempo arcaico-mitico proprio della cosa sacra e il tempo moderno-razionale della cosa dissacrata, quantificata, mercificata, convivono ereticamente l’uno accanto all’altro fino a collidere, mettendo in movimento un mondo ingessato, avvitato su se stesso, oscenamente pago di sé ma avido di altro e dell’Altro (Porcile, Teorema). Dinamismo che, nelle intenzioni di Pasolini, dovrebbe far implodere il reale su se stesso, dinamismo sovversivo.

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