Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘dolore’

I: La porta aperta della Legge.

Una porta aperta, sorvegliata da un anonimo custode (Türhüter: letteralmente, un portinaio). Di là, si dice, si trova la Legge (Gesetz). Quale “legge”? “La” legge: verità assoluta, somma giustizia, senso ultimo delle cose? Non si sa. Nessuno lo sa, nemmeno il custode. Ma tutti vogliono conoscere “la” legge. Anche un uomo, altrettanto anonimo, giunto dalla campagna (vom Lande) chiede al guardiano di poter entrare, di poter avere accesso alla Legge. Ma questo non è possibile, almeno non ora; forse dopo. L’uomo prova a convincere il custode, con mezzi leciti e illeciti. Questi lascia fare e accetta tutto, ma non promette nulla né lo lascia entrare. Così l’uomo comincia anche a dimenticare perché se ne sta lì ad osservare quasi ininterrottamente il custode, perdendo di vista il senso del suo stare “davanti alla Legge”, dimentica anche che ci sono altri custodi e solo questo primo gli sembra l’unico ostacolo per accedere alla Legge. La porta davanti a lui è sempre aperta. Alla fine l’uomo venuto dalla campagna muore, ma prima di morire chiede perché nessun altro all’infuori di lui ha chiesto accesso, visto che tutti tendono alla Legge. Ma quell’ingresso era destinato a lui, e a lui solo. Quando l’uomo muore, la porta viene definitivamente richiusa dal custode.

(altro…)

Read Full Post »

images1

Il dolore e la sofferenza sono esperienze comuni, precoci, diffuse.

Non c’è nessuno, credo, che non abbia, come dice Gadda, “cognizione del dolore” e quando si sente dolore, quando si sta male, si capisce che l’esperienza che purtroppo ci investe nella sua sgradevolezza è tuttavia esperienza rivelatrice e fondamentale. 

Come riconosce Nietzsche, quando scrive in “Aurora” che “la condizione di… uomini tormentati dai loro dolori… non è senza valore per  la conoscenza”. Nel senso, secondo Nietzsche, che “colui che soffre fortemente vede dalla sua condizione, con una terribile freddezza, le cose al di fuori : tutte quelle piccole ingannevoli magie in cui di consueto nuotano le cose… sono… per lui dileguate; anzi egli si pone dinanzi a sè stesso privo di orpelli e di colore”.

*****

imagesMa, anche qualora questo fosse pur vero, quando si sta in una qualsiasi situazione in cui sia presente, nell’esperienza propria vissuta, il dolore – quando dunque, per qualsiasi motivo o in qualsiasi modo, si stia soffrendo – ciò che si desidera è passare oltre, entrare in una esperienza successiva, in cui la sofferenza non ci sia.

Quando si prova dolore la volontà non vuole quello che l’evento ci porta, vuole altro. Ciò che si vorrebbe è cioè vivere invece altro, stare altrove.

*****

Ma cionostante il fatto è che il dolore inchioda.

Nel momento e per il periodo in cui esso c’è, la volontà è, di fronte ad esso, impotente, anche nel caso essa insieme cominci a muovere azioni per approntare i modi per uscirne. Nessuna volontà contraria  può fare nulla affinchè quel dolore non sia nel mentre c’è. Perciò il dolore tiene sempre anche legati a una situazione, dunque, da cui invece si vorrebbe uscire.

Il dolore lega, incatena. Il dolore blocca il nostro fluire, crea una strozzatura. Fissa al presente e sembra chiudere l’apertura al futuro.

Infatti quando passa, o lo si fa passare, ci si sente anche come sbloccati, ci si libera, infatti appunto, da esso. Ma finchè ci prende, finchè c’è, non si può non sentirlo, e sentirlo in modo pervasivo, perchè il suo colore (o il suo timbro) avvolge ogni altro elemento copresente nell’esperienza in cui il dolore si dà.

Tutta l’esperienza assume allora un volto, e un senso, che dal dolore dipende. Le stesse cose, le stesse di prima che il dolore dilagasse (o le stesse dopo che rifluisce) non sono più le stesse. Spesso retrocedono sullo sfondo, oppure hanno la stessa figura, ma mutano volto.

*****

(altro…)

Read Full Post »

 

 

andreoli_175Ho avuto modo di partecipare per un paio di giorni agli interessanti incontri con lo psichiatra Vittorino Andreoli, organizzati dall’Associazione ASIA alla fine di aprile nella località di S.Vincenzo, tra Cecina e Piombino.

Andreoli ha tenuto delle relazioni – cui è seguito colloquio col pubblico – sul tema generale della follia e della sua complessa relazione con la normalità (o cosiddetta normalità), cercando di dire cose importanti e interessanti,  ma insieme di proporle in maniera relativamente semplice, considerando il tipo di pubblico lì convenuto, composto da persone delle più varie estrazioni e formazioni. Lo spirito dei suoi interventi è stato inoltre quello comunicare  innanzitutto e soprattutto il bagaglio della sua esperienza umana oltre che della sua preparazione professionale o culturale.

Penso sia interessante il resoconto dei contenuti di tali relazioni, che dunque riassumo, distinguendo i contenuti presentati in tre parti

La prima parte descrive cosa caratterizza, secondo l’approccio proposto, la condizione umana e quale sia dunque il valore, anche terapeutico, della parola.

La seconda parte tende a definire cosa possa essere considerato normalità e quali sono le modalità di sconfinamento di essa nella follia.

La terza parte affronta le relazione tra la follia e il dolore.

 

Paolo

 ——————————————————————————————

Follia e normalità non sono due situazioni escludentisi l’un l’altra, non sono due contrari perchè tra le due c’è sempre possibilità di passaggio e in certi sensi la follia è contenuta nella normalità.

In questo senso la psichiatria ha a che fare profondamente con la condizione umana in generale: serve alla serenità, che è la base della gioia.

(altro…)

Read Full Post »