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Posts Tagged ‘conoscenza adeguata’

L’ Ethica: il libro

L’”Ethica” di Spinoza è – oltre che una struttura concettuale significante – materialmente un libro.

Ciò significa che è un corpo: il corpo del libro in cui una sequenza di proposizioni sono raccolte e esposte in (una certa) forma di linguaggio. Ciò significa che nella materialità del libro, in carta e inchiostro, il significato e la verità dell’Ethica sono deposti inscritti. Ciò significa che anche qualora magari  nulla di quanto nel libro è scritto fosse inteso (per esempio da un lettore distratto od incapace, oppure da chi non intendesse la lingua in cui l’Ethica è esposta) le idee, i significati, e le verità nel testo incarnate sarebbero almeno dunque corpo (carta, inchiostro). E corpo a maggior ragione quando intese dalla mente e quindi inscritte nel cervello di chi l’Ethica guardi o legga o mediti.

Ciò è importante.

Prima di ogni altro significato e senso nel libro di Spinoza esplicitamente espressi, nel corpo stesso del libro infatti (nel suo essere corpo) si incarna – in tal modo – esattamente quanto Spinoza intende dire: la realtà tutta (incluso quel frammento di essa che è il libro l’”Ethica”) è concatenazione di idee riferite a corpi e, parallelamente, concatenazione di corpi di cui vi è idea. Di ogni corpo c’è un’idea, ogni idea ha corpo. Ossia tutta la realtà – e innanzitutto dunque anche il corpo stesso in cui il libro di Spinoza consiste non fa che confermarlo – è idee aventi come oggetti corpi (nei quali le idee sono incarnate), è corpi di cui vi è idea: corpi saputi, sapienze incarnate in corpi sapienti.

Nel corpo del libro dunque, in frammento – già qui – la “cosa” è tutta squadernata. Nel corpo del libro in cui un senso è racchiuso ed espresso, l’intenzione che l’Ethica incarna è già tutta esposta: dire, in un certo discorso, in un luogo, in una parte estesa (un libro) che tutto e dappertutto (innanzitutto qui, nel libro) è Dio: ossia idea ossia corpo.

Raccolto, concentrato, in un libro (un libro dunque “divino”) dispiegato in un luogo in cui si sviluppa un discorso, nel corpo del libro, a colpo d’occhio si mostra quanto Spinoza intende.

Il libro è dunque esso stesso immagine del Vero in esso esposto, modo che mostra, esponendone e incarnandone il dirla, l’infinita sostanza: il modo-libro.

Il libro: ossia… Sive…

Nel corpo di libro in cui l’Ethica consiste, in proposizioni – ossia in corpo di parole (definizioni, assiomi, postulati, lemmi, corollari, dimostrazioni di proposizioni, scolii) – il tessuto di idee e di corpi in cui il mondo consiste è dunque iscritto ed esposto.

In un libro, perciò, una parte dell’infinito (il libro stesso e le, di numero limitato, proposizioni in esso deposte) dice, secondo uno specifico taglio (quello determinato dall’intento del libro: dire della mente e la sua beatitudine), l’essenza dell’infinita sostanza tutta. Dire che il Tutto, è Deus sive Natura. Ossia sostanza e attributi che esprimono ognuno la stessa sostanza medesima: attributo pensiero, attributo estensione (nonché tutti gli altri, infiniti). Ossia ognuno articolato nei suoi specifici modi: corpi da un lato, dall’altro le idee. Connessi – corpi con corpi, idee con idee – in concatenazioni infinite di cause.

Criptica chiave di questa complessa struttura – cui già l’immagine del libro rimanda –  è il “sive”.

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In quanto una cosa s’accorda con la nostra naturain tanto essa è necessariamente buona

(Spinoza, Ethica, 4.31)

Bene” è ciò che sappiamo con sicurezza esserci utileMale ciò che sappiamo con certezza esserci d’ostacolo a perseguire e a possedere un bene

(Spinoza, Ethica, 4. Definizioni 1,2).

Nell’accrescimento di potenza, che è il lato energetico della perfezione in cui la Letizia consiste e a cui il desiderio (la Cupiditas) tende, il bene  è quindi quanto favorisce e sostiene questa dinamica e perciò è la cosa che si accorda con la natura specifica in cui io (tu, noi) consisto (e consistiamo).

Il suo accordarsi con la mia natura è il segno infallibile della bontà della cosa che incontro. L’incontro, in cui si dispone l’accordo, è relazione: la relazione (entro un contesto) tra me e la cosa che, in tale relazione, dunque è il (mio) bene. Ed è dunque nell’accordo di (almeno) due elementi che suona dunque la nota armonica, che vissuta emotivamente è Letizia. Nella relazione tra un elemento (il bene in cui la cosa buona consiste) e un contesto (centrato su me corpo-mente) l’accordo intonato è la Letizia in cui le idee si com-pongono in insieme coerente potenziando la mente e le emozioni (le emozioni del corpo, in cui è il “cuore” cui l’ac-cordo allude) vibrano – consone alla idee cui corrispondono – anch’esse in modo corrispondentemente potenziante e adeguato.

In questo senso il bene è un mezzo, qualcosa che serve: è ciò per mezzo di cui si dispone l’accordo (tra il bene e la nostra natura) in cui la potenza allietante consiste. Il bene non è cioè esso l’accordo, non è l’intero dei termini in gioco. Questo intero è l’intero in cui la mia mente (e il mio corpo) consistono e in cui le idee si presentano e le emozioni dilagano. In questo intero, che sono il corpo e la mente, bene e male giocano la loro opposizione specifica determinando Letizia e Tristezza. Il bene dunque, in relazione a questo intero la cui Letizia funge a scopo, ne è utile mezzo e come ogni mezzo è dal suo fine che riceve senso e misura. La misura del bene sta quindi nel criterio di riferimento finale: la letizia incardinata in corpo e mente, soggetta alle leggi cui sono soggetti i corpi e le menti.

Bene e male sono così da intendersi, rispettivamente, quali ciò che ci dà letizia e ciò che ci dà tristezza, ciò che potenzia o ciò che depotenzia corpo e/o mente. Ed è dunque la Letizia l’indice chiaro, il perno cui il giudizio etico è vincolato. E’ grazie al criterio in cui essa consiste che  il bene è via via ancorabile a un ente specifico (quello allietante ) consentendo al bene di essere perciò riconosciuto.

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