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Posts Tagged ‘certezza’

“Dubitare presuppone già la certezza”

 (Wittgenstein.  Della Certezza).

Dubbi – in situazioni svariate, per differenti motivi – frequentemente ci assalgono. Più spesso si insinuano.

Dubbi circa la precisione di un certo ricordo. O circa la verità di un’idea, la veridicità di una proposizione linguistica, il significato di un comportamento, l’opportunità di una scelta…. Dubbi investono il passato, dubbi investono il futuro, in quanto tale sempre incerto. Nulla del passato magari è attendibile, quanto è qui ora di fronte magari è allucinazione. In qualsiasi situazione e momento, può un dubbio affiorare. E dilagare anche, pare (come nell’inquietudine delle crisi in cui nulla più sembra certo e tutto oscilla).

Se tutto questo è esperienza od esperienza possibile, quella in cui il dubitare consta, quando appare dubbio non è però dubbio che il dubbio sia dubbio.

Questo è importante (forse paradossale?): il dubbio, quando si impone, è, peraltro, indubitabilmente dubbio.

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Già solo perciò – per il fatto cioè che dubitare è indubitabilmente tale quando si dà – il dubbio si impone – in certo senso stranamente, esso che è dubbio – come evidenza. Tal quale ogni altra percezione attuale e ogni contenuto di pensiero attuale in quanto è in atto, anche il dubbio, quando si dà, si impone: evidenza inemendabile nel mentre si staglia. Persino il dubbio quindi, nel suo essere in atto, è indubbio: ossia è dunque certezza.

Non c’è dubbio dunque senza certezza.

Ciò già solo per il fatto che dubbio per essere tale deve essere certamente dubbio. Tanto che se è vero che si può porre in dubbio anche la certezza di un dubbio, questo dubbio (sul dubbio) non può che riferirsi alla certezza di un dubbio, certezza antecedente e anteposta. Ma non c’è dubbio senza certezza (persino nel caso di un dubbio su un dubbio) anche e soprattutto perché ogni dubbio, in realtà (e non solo il dubbio su un dubbio) non può che porsi in seconda battuta. Solo se dapprima una certezza è posta (sia pur quella vaga di un incipiente avvenire), disponibile al dubbio sì, ma non dubbia, il dubbio potrà infatti investirla.

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imagesCA7UOZ2KNel mondo parallelo di Alice (nel “paese delle meraviglie” di “Attraverso lo specchio“), Alice a un certo punto, dopo avere incontrato i Tweedle, vede il Re Rosso dormire.

Tweedledum provocatorio e irridente, riferendosi al Re Rosso che dorme, scambia con lei queste battute:

– Sta sognando, adesso. E cosa credi che sogni?

– Nessuno lo può indovinare.

– Ma come, sogna di te. E se smettesse di sognare di te, dove credi che saresti tu?

– Dove sono ora, naturalmente.

– Niente affatto; non saresti in nessun luogo. Perché tu sei soltanto una cosa dentro il suo sogno. Se il re dovesse svegliarsi, tu ti spegneresti… puf… proprio come una candela“.

In questo “sogno del re” c’è dunque Alice che vede uno (il Re) che sogna chi lo vede (Alice), così profondamente e, come dire, così realisticamente, che chi lo vede (Alice stessa) può essere concepita come in realtà null’altro che contenuto del sogno. Sogno che, al risveglio del Re, svanirà.

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Io vedo (immagino) il dio ingannatore che mi fa sognare il mio mondo.

Ma l’inganno stesso del dio è null’altro che un sogno che il dio non solo fa sognare e controlla, ma sogna egli stesso .

Se il mondo è un mio sogno, il mio risveglio farà svanire il mio mondo. Se il mondo tutto, me incluso, è il contenuto dell’inganno del sogno del dio, il risveglio del dio dismette l’inganno e, con esso, svanisce il mondo, me (magari sognante) incluso.

Perciò il dio ingannatore di Cartesio è genio maligno. Non solo e non tanto perchè mi inganna (magari esiste infatti pure un provvido inganno). Ma perchè mi induce a concepire la tremenda possibilità dello svanire del sogno in cui io consisto e persisto.

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